Intelligenza artificiale e futuro della società
Dalla centralizzazione alla decentralizzazione intelligente: come l’AI potrebbe rafforzare autonomia locale, innovazione e libertà economica

L’11 giugno 2026, ricercatori, imprenditori, artisti e professionisti si sono riuniti a Zurigo per discutere una delle questioni più importanti del nostro tempo: in che modo l’Intelligenza Artificiale trasformerà la nostra economia, le nostre istituzioni, i media, la creatività e, in ultima analisi, la società stessa?
L’occasione è stata l’evento “AI, Art & Media and the New AI Economy”, organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura di Zurigo, parte del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale italiano (MAECI).
Tra i relatori figuravano il Professor Massimiano Bucchi, membro dell’Accademia dei Lincei e professore di Scienza, Tecnologia e Società, il Dottor Philip Di Salvo dell’Università di San Gallo, l’artista Stefano Cagol, presente alla Biennale di Venezia, il Dottor Andrea Schenone autore del libro AI Wealth Machine e il Dottor Raffaele Pentangelo, Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Zurigo, che ha moderato il dibattito conclusivo.
Nel corso della serata sono stati affrontati alcuni dei temi più rilevanti dell’era digitale: Intelligenza Artificiale e democrazia, giornalismo investigativo, sicurezza dell’informazione, crescita economica, imprenditorialità, governance pubblica e futuro del lavoro.
Tra le numerose discussioni emerse, una in particolare ha suscitato grande interesse: il rapporto tra Intelligenza Artificiale e federalismo.
La logica storica della centralizzazione
Per comprendere l’impatto potenziale dell’AI sulle istituzioni, è utile partire da una semplice osservazione storica.
Per secoli, la centralizzazione amministrativa è stata giustificata dalle economie di scala. Gestire informazioni, coordinare servizi pubblici, raccogliere dati e prendere decisioni su larga scala richiedeva grandi apparati burocratici e strutture fortemente accentrate.
In molti casi, la centralizzazione non era una scelta ideologica, ma una necessità tecnica.
Gli Stati moderni sono cresciuti proprio perché la gestione efficiente di sistemi complessi sembrava richiedere un unico centro decisionale capace di elaborare informazioni e coordinare attività su vasta scala.
L’Intelligenza Artificiale cambia le regole del gioco
L’Intelligenza Artificiale potrebbe modificare profondamente questa equazione.
Per la prima volta nella storia, il costo dell’elaborazione delle informazioni, dell’analisi dei dati, della coordinazione organizzativa e della fornitura dei servizi pubblici può diminuire drasticamente.
Sistemi intelligenti e agenti AI possono assistere amministrazioni, imprese e organizzazioni nell’esecuzione di compiti che fino a pochi anni fa richiedevano interi dipartimenti.
Se il principale vantaggio della centralizzazione era rappresentato dalla capacità di elaborare e coordinare grandi quantità di informazioni, l’AI riduce significativamente questo vantaggio.
Di conseguenza, strutture più piccole e decentralizzate potrebbero diventare sempre più competitive.
Il possibile vantaggio della Svizzera
In questo contesto, la Svizzera occupa una posizione particolarmente interessante.
Il federalismo svizzero rappresenta uno dei sistemi di governance più decentralizzati al mondo. Cantoni e comuni dispongono di ampie competenze fiscali, amministrative e politiche, favorendo sperimentazione, innovazione e responsabilità locale.
Tradizionalmente, alcuni critici hanno sostenuto che la decentralizzazione comportasse costi amministrativi più elevati rispetto ai sistemi centralizzati.
L’Intelligenza Artificiale potrebbe però ribaltare questa valutazione.
Grazie all’automazione intelligente, anche amministrazioni relativamente piccole potrebbero offrire servizi altamente efficienti senza dover aumentare dimensioni e complessità organizzativa.
La combinazione tra autonomia locale e capacità tecnologica potrebbe consentire:
- maggiore efficienza amministrativa;
- riduzione dei costi burocratici;
- processi decisionali più rapidi;
- servizi pubblici più personalizzati;
- maggiore trasparenza;
- una più forte responsabilità nei confronti dei cittadini.
In altre parole, l’AI potrebbe rendere il federalismo non soltanto un modello politicamente efficace, ma anche economicamente più competitivo.
AI Wealth Machine: strategie per il lavoro e il reddito del futuro
Dall’intelligenza centralizzata all’intelligenza distribuita
Uno dei concetti centrali discussi durante l’evento riguarda il tema della leva tecnologica.
Nel corso della storia, la crescita economica è stata alimentata da successive forme di leva:
- la leva meccanica ha amplificato la forza fisica;
- il capitale ha amplificato la capacità produttiva;
- Internet ha amplificato la diffusione delle informazioni;
- l’Intelligenza Artificiale amplifica oggi la capacità cognitiva.
Per la prima volta, individui, piccole imprese, organizzazioni locali e amministrazioni territoriali possono accedere a competenze e capacità operative che in passato erano riservate esclusivamente a grandi organizzazioni o governi centrali.
L’AI democratizza l’accesso all’intelligenza.
Questa distribuzione delle capacità cognitive potrebbe favorire una maggiore decentralizzazione delle decisioni e delle responsabilità.
Paradossalmente, una tecnologia spesso percepita come fattore di concentrazione del potere potrebbe diventare uno dei più potenti strumenti di distribuzione del potere mai sviluppati.
Le sfide europee
La riflessione assume particolare rilevanza nel contesto europeo.
L’Europa si confronta oggi con tre sfide strutturali:
- stagnazione della produttività;
- invecchiamento della popolazione e carenza di manodopera;
- elevati livelli di debito pubblico.
L’Intelligenza Artificiale potrebbe rappresentare una delle poche tecnologie in grado di contribuire simultaneamente alla soluzione di tutti e tre questi problemi.
Una maggiore produttività può sostenere la crescita economica, migliorare la sostenibilità delle finanze pubbliche e compensare almeno in parte la riduzione della forza lavoro disponibile.
La domanda fondamentale è se l’Europa riuscirà a diventare protagonista di questa trasformazione o se si limiterà a regolamentare tecnologie sviluppate altrove.
Verso uno “Smarter Federalism”
Nel dibattito pubblico si parla spesso di Smart Cities.
Forse è arrivato il momento di iniziare a parlare anche di Smarter Federalism.
Un federalismo potenziato dall’Intelligenza Artificiale potrebbe combinare il meglio di due mondi: la vicinanza ai cittadini e la flessibilità della governance locale con la potenza analitica e organizzativa delle nuove tecnologie.
Se il XX secolo è stato l’epoca delle grandi organizzazioni centralizzate, il XXI potrebbe essere l’epoca delle reti intelligenti, delle comunità autonome e delle istituzioni distribuite.
In questo scenario, la Svizzera potrebbe trovarsi in una posizione privilegiata.
L’Intelligenza Artificiale non trasformerà soltanto il modo in cui lavoriamo, produciamo e innoviamo.
Potrebbe anche ridefinire il modo in cui governiamo le nostre società.
E se l’AI ridurrà realmente le economie di scala che hanno storicamente favorito la centralizzazione, il federalismo svizzero potrebbe emergere come uno dei modelli istituzionali meglio adattati alla nuova era dell’intelligenza artificiale.
La sfida non sarà semplicemente adottare l’AI.
Sarà costruire istituzioni capaci di utilizzarla per rafforzare libertà, responsabilità, prosperità e autonomia locale.
Per la Svizzera, questa potrebbe rappresentare una delle più grandi opportunità del XXI secolo.

Arte, Intelligenza Artificiale e nuovi linguaggi creativi
La conferenza non si è limitata agli aspetti economici, istituzionali e tecnologici dell’Intelligenza Artificiale. Un ruolo centrale è stato dedicato anche alla dimensione culturale e artistica della trasformazione in corso.
Questa prospettiva è stata rappresentata da Stefano Cagol, artista contemporaneo di fama internazionale e protagonista della Biennale di Venezia 2026. Nel suo intervento, Cagol ha esplorato il rapporto tra Intelligenza Artificiale, arte, ecologia e i nuovi linguaggi creativi che stanno emergendo nella cultura contemporanea.
La riflessione artistica ha offerto una prospettiva complementare a quella economica e tecnologica, evidenziando come l’AI non sia soltanto uno strumento produttivo, ma anche una forza capace di ridefinire l’immaginario collettivo, le forme espressive e il rapporto tra esseri umani, tecnologia e ambiente.
Al termine della conferenza, Stefano Cagol ha presentato la performance artistica Signal to the Future, un’opera che ha combinato effetti visivi, luce, fuoco e tecnologie avanzate in un dialogo simbolico tra presente e futuro. La performance ha rappresentato il momento conclusivo di una serata caratterizzata dall’incontro tra scienza, innovazione, arte e riflessione civile.
Nato nel 1969, Stefano Cagol è uno degli artisti italiani più riconosciuti sulla scena internazionale. Nel corso della sua carriera ha partecipato alla 61ª, 59ª, 55ª e 54ª Biennale di Venezia, alla 3ª e 2ª Something Else – Off Biennale del Cairo, a Manifesta 11 di Zurigo, alla 14ª Biennale di Curitiba, alla 1ª Biennale dello Xinjiang e alla 1ª Biennale di Singapore, sviluppando una ricerca artistica che indaga le relazioni tra energia, ambiente, tecnologia e società contemporanea.






